Chi sono
Mi chiamo Alberto Marello. Mi occupo di informazione da quando, ancora al liceo, ho capito che raccontare i fatti non era soltanto un esercizio di scrittura, ma un modo per stare dentro la realtà e provare a comprenderla.
È lì che nasce il mio rapporto con il giornalismo: non come vocazione astratta, ma come pratica concreta, quotidiana, legata alle persone, ai luoghi, alle comunità.
Ho iniziato a collaborare con Il Monferrato nel 2005, quando ero studente. Dal 2005 al 2018 ho lavorato con la testata prima come collaboratore e poi come redattore, seguendone da vicino non solo l’attività giornalistica, ma anche lo sviluppo tecnologico della redazione.
Sono stati anni decisivi: anni in cui ho imparato il mestiere dall’interno, osservando come cambia una redazione quando cambiano gli strumenti, i tempi, i linguaggi.
A guidare quella fase è stato Marco Giorcelli, direttore de Il Monferrato e figura centrale nella mia formazione. Marco era un grande appassionato di giornalismo, della sua città – Casale Monferrato – del suo territorio e della sua gente.
Ha fatto del giornalismo un atto di responsabilità civile, occupandosi con rigore e sana ostinazione dei temi legati all’amianto e al mesotelioma. Colpito lui stesso dalla malattia, non ha mai smesso di raccontarla, dimostrando che l’informazione può essere uno strumento di verità anche quando è scomoda, faticosa, personale.
Parallelamente al lavoro in redazione, negli anni dell’Università, ho maturato esperienze nel mondo della radio, come autore e speaker di Radio 6023, e nella comunicazione istituzionale, occupandomi di ufficio stampa e relazioni con i media. Sono stati passaggi importanti per costruire un rapporto diretto con il pubblico e per comprendere il valore del linguaggio, del ritmo e della chiarezza.
Nel 2018, poi, sono diventato direttore de Il Piccolo di Alessandria e dal 2019 direttore editoriale del Gruppo Soged. In questi ruoli ho guidato una profonda trasformazione digitale, lavorando sull’organizzazione dei flussi redazionali, sull’integrazione tra web, social e territorio e sulla costruzione di un ecosistema editoriale coerente.
Tra i progetti più significativi, il Memoriale dell’Alluvione del 1994, citato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del trentennale.
Accanto all’attività editoriale, ho portato avanti un lavoro costante di formazione e divulgazione, collaborando con università e scuole sui temi dell’alfabetizzazione digitale, dell’evoluzione dell’informazione e del giornalismo nell’era degli algoritmi.
Ho partecipato come speaker a incontri e conferenze internazionali, anche come quelle organizzate da WAN-IFRA, confrontandomi con redazioni e professionisti di contesti diversi.
Nel corso del mio percorso ho ricevuto due riconoscimenti che considero particolarmente significativi: il Premio Mauro Cavallone (2009) e il Premio Franco Marchiaro (2025).
Oggi lavoro come project manager nel settore dell’informazione presso Tecnavia, occupandomi della progettazione e dello sviluppo dei mezzi di informazione dal punto di vista tecnico e organizzativo. Lavoro sui sistemi, sui processi, sulle piattaforme: perché credo che la qualità dell’informazione passi anche – e sempre di più – dagli strumenti con cui viene prodotta.
Continuo a muovermi nello stesso spazio che ho attraversato fin dall’inizio: quello che sta tra il giornalismo e la tecnologia, tra il racconto dei fatti e le strutture che rendono possibile raccontarli bene.
Sintassi, infine, è per me un luogo–non luogo: non una testata, non un manifesto, non un progetto con un perimetro definito. È un punto di appoggio.
Qui lascerò spazio a riflessioni che riguardano soprattutto il giornalismo, la tecnologia applicata all’informazione e il modo in cui questi due ambiti continuano a ridefinirsi a vicenda, ma non solo. Scriverò anche di ciò che mi capita di incontrare lungo il percorso, di temi che interrogano il mio lavoro e il mio tempo, e che sento il bisogno di raccontare e condividere.